Non è la fine del mondo, ma l’inizio di una nuova era

“Ricorda che essere felici non è avere un cielo senza tempesta, una strada senza incidenti, un lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni. Essere felici significa trovare la forza nel perdono, la speranza nelle battaglie, la sicurezza nella fase della paura, l’amore nella discordia. Non è solo godersi il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma imparare dai fallimenti. Non è solo sentirsi felici con gli applausi, ma essere felici nell’anonimato. Essere felici non è una fatalità del destino, ma un risultato per coloro che possono viaggiare dentro se stessi. Essere felici è smettere di sentirsi una vittima e diventare autore del proprio destino. È attraversare i deserti, ma essere in grado di trovare un’oasi nel profondo dell’anima.”

Papa Francesco 26/03/2020



In questo momento così difficile per l’Italia ma anche per il mondo intero a causa del maledetto virus che sta mietendo vittime, noi non ci siamo mai espressi. Abbiamo fatto questa scelta perché non abbiamo né le competenze  né le conoscenze per poter opinare qualcosa. Ci siamo messi però a guardare le foto delle nostre montagne e dei favolosi paesi delle valli. Abbiamo pensato alla gente di montagna e alla loro grande capacità di adattarsi nel tempo alle inclementi avversità che spesso la colpiscono. La montagna non si ricostruisce da sola e allora c’è bisogno di ricostruire case, baite, ripari; ripiantare alberi, rafforzare le rive dei ruscelli ma tutto questo costa fatica!

Quando accadono questi straordinari eventi, come copiose nevicate o forti tempeste, la gente di montagna si raccoglie intorno al fuoco e aspetta fiducioso che passi. Si fa il pane, si fa la pasta, ci si taglia i capelli, si cantano le canzoni popolari, insomma ci si prende cura degli affetti più cari. Alla fine della tempesta molti scappano verso le città in cerca di comodità ma i veri montanari restano e fanno comunità. A volte con un po’ di rabbia ma con la grande capacità di arrangiarsi trovano il modo di guarire. È proprio dalla gente di montagna, figli e nipoti temprati dal freddo, abitanti di silenziose valli che oggi dobbiamo imparare a fare comunità. Loro lo sanno benissimo che i beni di prima necessità li potrebbero acquistare in città dove costano meno ma non lo fanno perché morirebbero insieme al piccolo negozio del paesino.

Così, quella capacità innata di adattarsi alle situazioni, sta venendo fuori anche oggi. Nonostante viviamo nell’era digitale dove tutto è connesso dove basta un semplice click per avere sulla porta di casa tutto quello che vogliamo, un virus non solo ci sta uccidendo ma ci sta facendo fare i conti con l’isolamento. Ci sta mettendo davanti alle nostri reali esigenze, quelle che determinano la nostra sopravvivenza e quella delle categorie più deboli.

È il momento di tornare a fare comunità, dove i forti aiutano i più deboli, dove gli anziani insegnano come ricostruire le case. C’è bisogno di bambini che rallegrino le vie, di giovani con voglia di lavorare, di anziani che tolgano il risvoltino dai pantaloni e facciano riscoprire i valori essenziali delle cose. Allora, noi che abbiamo fatto il pane in casa, che abbiamo cantato l’inno sul terrazzo di casa è giunta l’ora di scendere dal piedistallo delle nostre sicurezze e ricostruire il paesaggio che, se anche non sarà quello di prima e avrà le rughe della sofferenza,  sarà sicuramente più bello.

Diamo valore alle piccole cose lo, stare con i figli, con la morosa, con i genitori e  tutto avrà un senso diverso. Comprare il pane sotto casa o una crema nella erboristeria della piazza piuttosto che nei grossi centri commerciali sarà un gesto di vitale importanza e sopravvivenza. Ricordiamoci nelle nostre vacanze che un tramonto sul Catinaccio non avrà nulla da invidiare alla torre Eiffel o una foto fatta dalla cima del Lagazuoi sarà sicuramente più bella di una fatta dalla porta di Brandeburgo.

Noi non vogliamo tornare come prima, non vogliamo tornare alla normalità ma pensiamo sia il momento di costruire fiducia e non propaganda politica, di dare pacche sulle spalle e non alimentare paure o insicurezze e magari di quando sarà possibile abbracciamoci forte. Qualche giorno sentivamo dire da una collega un po’ impressionata della situazione: “È la fine del mondo!” No! È l’inizio di una nuova era! È l’inizio di una nuova era! È l’inizio di una nuova era!



Dolomiti da sogno

Torna in alto