Ciao Alessandra e ciao Filippo! Siamo davvero felici di poter raccontare la vostra esperienza di matrimonio e la vostra alta via n. 1 delle Dolomiti attraverso Dolomiti da sogno. Prima di raccontarla però vi chiediamo una breve presentazione indicando in particolare il vostro percorso in ambito sportivo.

Più che un percorso, lo definiremmo uno stile di vita. Alla fine facciamo solo ciò che ci piace, ciò che ci fa battere il cuore. La montagna è sempre stata parte delle nostre vite: ricordo ancora quando camminavo tra i sentieri di montagna a mano di mio nonno; i primi bastoni intagliati insieme. Ho ancora il coltellino svizzero che mi regalò. Il padre di Ale, invece, è stato alpinista e ha trasmesso tutta la sua passione alla figlia.

Qui in polesine le vette scarseggiano e nella frenetica vita quotidiana per mantenerci in forma abbiamo iniziato a correre. Ancora non ci conoscevamo. Non era abbastanza e quindi col tempo ci siamo avvicinati rispettivamente al mondo della multi-disciplina. Io nel 2011 mi sono iscritto per la prima volta ad una gara di triathlon, mentre Ale fa parte della squadra agonistica rodigina dal 2017. Nel 2019 ha concluso, con me, il suo primo mezzo Ironman. (1,9km a nuoto – 90 km in bicicletta e 21 km di corsa a piedi).

Ci siamo proprio conosciuti correndo assieme durante un allenamento di fine estate, poi è arrivato l’autunno e la neve. Quando abbiamo condiviso la nostra prima gita scialpinistica in inverno già convivevamo.

Iniziamo a entrare nel vivo della vostra esperienza, che inizia con il matrimonio al Rifugio Auronzo, nel gruppo delle Tre Cime di Lavaredo. Come è nata questa idea? E come è stato il giorno del matrimonio?

Forse la vera domanda è “che cosa è il matrimonio?” Noi ci abbiamo pensato tanto quando abbiamo deciso di condividere questa scelta reciprocamente. Siamo giunti presto ad una conclusione: il matrimonio è una cosa estremamente intima, un rito con il quale si compie una delle più grandi prove d’amore, altruismo e generosità. Ci si dona totalmente all’altro, l’un l’altra.

Quindi abbiamo capito che il modo migliore per compiere questo passo era organizzare il NOSTRO matrimonio, come sarebbe piaciuto a NOI.

Intimo: 9 invitati.

Unico: all’interno del parco delle dolomiti, patrimonio dell’unesco; perché ci fa battere il cuore.

Semplice: come dire “TI AMO!”

Il giorno del matrimonio è stato molto emozionante: il giorno prima è stata una giornata piovosa, quindi io al mattino presto avevo voglia di sgranchirmi le gambe, ritrovare i profumi e la gioia di correre in mezzo al bosco, scattare qualche foto e respirare l’aria pura di Misurina. Dopo colazione ci siamo vestiti e finalmente siamo saliti al Rif. Auronzo. Per noi è stata la prima volta che salivamo in auto. Di solito ci arriviamo a piedi, di corsa o con gli sci. E’ stato davvero strano, almeno per me.

Il resto è stata tutta una sorpresa: siamo stati i primi a scegliere questo luogo, nonostante il comune di Auronzo di Cadore offrisse questa opzione da tempo. I gestori del rifugio erano emozionatissimi e ci hanno riservato un’accoglienza TOP! Non ce lo aspettavamo. Per noi già essere li era abbastanza. Anche perché 5 giorni prima non si sapeva se la strada fosse sgombera dalla neve…

Il sindaco di Auronzo, Tatiana Pais Becher, ha dimostrato una grande professionalità e a nostro avviso è stata molto felice di celebrare il primo matrimonio ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo.

Una volta concluso il rito, siamo andati al ristorante Boton d’Oro di Auronzo di Cadore e abbiamo pranzato scegliendo dal menù alla carta. Avevamo solo prenotato i tavoli, ma non si era concordato un menù.

Abbiamo festeggiato e mio padre ha potuto brindare e cantare!

Il viaggio di nozze in Alta Via n. 1, un sogno di molti appassionati di Dolomiti. Ma quanta preparazione c’è stata prima di partire per questo viaggio?

È un’esperienza che consiglio a chiunque. Anche come coppia. Da parte nostra la preparazione è stata per lo più a tavolino: decidere in quanti giorni portarla a termine, come effettuare i trasferimenti, quanti km percorrere ogni giorno, studiare la guida e soprattutto le mappe; cosa portare e cosa lasciare a casa; dove pernottare.

Fisicamente si deve essere pronti a camminare diverse ore, con diverso peso sulle spalle. I nostri zaini pesavano circa 6 kg senza l’acqua che rifornivamo al mattino prima di partire.

Indubbiamente un consiglio che possiamo dare è quello di studiare bene le cartine e capire dove ci si trova mentre si è in cammino. Può capitare di dover modificare un itinerario previsto, come è capitato a noi e si è in grado di farlo solo se si sa come affrontare la strada di fronte a sé.

Qual è stata la tappa più bella che avete raggiunto? E il momento più emozionante che avete provato?

In realtà tutte le tappe sono fantastiche. Basta pensare che si parte dal lago di Braies, uno spettacolo. Forse ad ogni modo una delle giornate che ricorderemo e dove torneremo a breve è quella che abbiamo passato sulle dolomiti ampezzane passando accanto alle 5 torri, l’Averau ed il Nuvolau, il lago lagazuoi. Ci vogliamo tornare anche con la neve, ma prima ci piacerebbe anche provare ad arrivare in vetta all’Averau (2649m)

L’emozione più gande è stata poter dire al termine: “Ce l’abbiamo fatta, insieme!”

Sono stati più i km percorsi o i panini con il formaggio mangiati? 😉 Scherzi a parte, potete darci qualche numero? Tipo i km percorsi, i mt. di dislivello, i rifugi raggiunti e perché no, i panini con il formaggio mangiati in cima?

Certo! Ecco i totali:

  • 8 giorni
  • 142 km (Si possono trovare cifre diverse sulle guide, ciò dipende da quale variante si decide di seguire o se affrontare il percorso classico);
  • 8500m di dislivello positivo (abbiamo affrontato circa 1500m di dislivello ogni girono per 7 giorni. L’ultima tappa era tutta in discesa: circa 1000m di dislivello negativo);
  • Siamo transitati per 21 rifugi

I panini? Non li abbiamo contati, credo circa 1 o 2 al giorno. Li mangiavamo per pranzo. A cena ci facevamo coccolare dai piatti dei rifugi e dalle loro grappe.

Non abbiamo usato la fascia cardio per monitorare il dispendio calorico, perché non ce ne era motivo. Ad ogni modo camminando per 6-8 ore al giorno l’appetito era sicuramente maggiore che durante le altre nostre giornate.

Quali sono state le difficoltà più grandi che avete incontrato lungo il percorso? E come le avete superate?

Le criticità maggiori sono state forse due.

La prima si è presentata quando io fatto male i conti. Durante la tappa che ci ha visto camminare attorno al monte Pelmo abbiamo affrontato il sentiero Flaibani e la forcella Val d’Arcia. Avevo previsto che in un paio d’ore saremmo arrivati al rifugio successivo, quindi dopo colazione non avevo previsto di portarmi uno snack. Grave errore. Sempre meglio avere qualcosa da mangiare nello zaino. Fortunatamente Ale ha condiviso con me ciò che aveva (2 uova). Poi al rifugio Venezia mi sono fatto un mega panino, ovviamente.

L’altro imprevisto è stato quello di dover modificare l’ultima tappa in quanto la ferrata successiva al bivacco del Marmol era ancora sotto la neve per diversi metri. Abbiamo deciso di non rischiare e seguire la guida, che descriveva un modo alternativo per terminare L’AV1.

Torneremo presto al bivacco per affrontare anche la ferrata.

Cosa vi siete portati a casa da questa esperienza?

Sicuramente ci portiamo a casa un sacco di immagini e panorami mozzafiato, ma senz’altro la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta decidendo di condividere il resto della nostra VITA insieme!